Vermicompost: cos’è e come si produce

Si inizia a parlare sempre più di vermicompost sia online che offline. Noi di OrtosuOrto abbiamo avuto il piacere di poter intervistare il fondatore di Lombrumus, Michael Piazza che ci ha spiegato di cosa si tratta.

Michael ha incontrato la lombricoltura quasi per caso, cercando un modo nuovo di fare impresa a contatto con la natura dopo che la crisi edilizia aveva minato l’attività di famiglia.

Dopo un percorso di studi e ricerche, sostenuto da una nuova passione, Michael ha deciso di iniziare a sperimentare la vermicoltura. Ecco cosa ci racconta.

Che cos’è il vermicompost?

Il vermicompost è il prodotto della lavorazione di letami maturi equini, bovini, suini e ovini, provenienti da allevamenti di nauta non intensiva; meglio conosciuto come Humus di lombrico.

Il vermicompost è uno dei migliori fertilizzanti al mondo. È naturale al 100 % e consentito anche in agricoltura biologica.

Quali sono le caratteristiche del vermicompost?

Migliora la struttura fisica, chimica e biologica del terreno;

Fornisce nutrienti equilibrati per l’apparato radicale tra cui sostanze nutritive e flora batterica che favoriscono le piante stimolandone la crescita, ripristinando la biodiversità microbica del suolo;

La sua ripetuta somministrazione incrementa fino al 50% la quantità di sostanze organiche nel suolo e fino a 20 volte la capacità di trattenere l’acqua riducendone il fabbisogno;

Con applicazioni regolari, l’azoto tende ad essere rilasciato ad una velocità costante e la sua efficienza, dopo un periodo prolungato, è superiore del 50% rispetto a quella dei concimi chimici. Per il fosforo, la sua disponibilità è perfino superiore;

E’ particolarmente ricco di ormoni promotori della crescita (auxine; citochine e gibberelline) secreti dai lombrichi stessi

Presenta elevati livelli di porosità ed areazione favorendone il drenaggio del terreno, diminuendo le malattie ed aumentando così la capacità di assorbimento e ritenzione dei nutrienti;

Protegge le piante da diversi parassiti e patologie, inducendo resistenza biologica nelle piante stesse che, pertanto, sono in grado di difendersi con maggiore efficacia;

Aiuta la germinazione;

Mantiene stabile l’umidità del terreno;

Evita lo shock nei trapianti;

Aumenta il vigore e lo sviluppo radicale e ne riduce il rischio di decomposizione;

Riduce il periodo vegetativo;

Migliora la qualità dei prodotti finali;

Rende le piante più resistenti agli stress ambientali.

Quali le differenze rispetto al concime tradizionale?

Parlare esclusivamente della differenza dei concimi sarebbe limitante; partiamo da un dato di fatto, che i fertilizzanti si distinguono in concimi, correttivi e ammendanti.

I primi apportano alcuni elementi nutritivi; i secondi ne modificano il ph; gli ammendanti modificano, migliorandola, la composizione chimica, biologica e fisica.

Il vermicompost è un ammendante ed a differenza degli altri concimi chimici e organici, è pronto per l’immediato nutrimento delle piante, in quanto ha già subito tutte le trasformazioni chimiche e microbiologiche, inoltre non ha controindicazioni legate al sovradosaggio in quanto non “brucia” la pianta se dato in quantità eccessive.

Il vermicompost é diverso dal compost e dal fertilizzante organico perchè si trova in un processo di decomposizione più avanzato, per l’azione di funghi e batteri (“buoni”): solitamente è di colore nerastro per la grande quantità di carbonio presente. Quello dell’humus di lombrico è il processo di decomposizione anica più nutritivo per la terra e le piante, alle quali fornisce potassio, fosforo, azoto e magnesio.

Oggi l’humus è molto richiesto nelle colture biologiche perché riveste il ruolo di rimedio importante, totalmente naturale, per risanare terreni sfruttati da concimi chimici e intense monocolture.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato nella realizzazione del progetto?

Le maggiori difficoltà nella creazione di Lombrumus, sono state nello smaltimento della burocrazia, i rapporti con gli enti pubblici e le istituzioni. Non essendoci una filiera su scala nazionale, molti funzionari non possiedono le capacità per darti istruzioni concrete per smaltire “la carta” che al giorno d’oggi pesa in tempo e denaro su qualsiasi imprenditore italiano.

Avete ottenuto sovvenzioni o usufruito di Fondi Regionali/Europei per la vostra start up?

Purtroppo non esistono finanziamenti, per questo, genere di attività non rientrando nelle start up innovative. La nostra ricerca in un aiuto finanziario prima dell’apertura dell’attività è durata più di un anno senza risultati. Ma noi non ci arrendiamo confidando che le istituzioni alla luce dei gravi problemi ambientali del pianeta, si spostino in un economia più green e sostenibile.

Quali consigli dareste a giovani che vogliano affrontare un’ avventura imprenditoriale di questo tipo?

E’ difficile dare un consiglio solo a chi vuole intraprendere questo tipo di attività, sarebbe limitante, le accortezze non sono mai troppe. Di sicuro non devono mancare impegno e serietà come in tutte le imprese, soprattutto consiglio tanta, tanta pazienza.

Il miglior feedback è quando un cliente ti richiama dopo aver utilizzato il prodotto dicendoti: “se non l’avessi provato non ci avrei creduto, ne vorrei dell’altro.”

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono molteplici, sarebbe uno spoiler elencarli tutti. Tra i tanti già in corso c’è la partecipazione con scuole di agraria per fare informazione su un prodotto ancora troppo poco conosciuto.

Inoltre sarebbe interessante la formazione di un consorzio nazionale sulla produzione di vermicompost che crei una filiera stabile e duratura.

::Intervista di Valeria Castellini a Michael Piazza, fondatore di Lombrumus::

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