Cos’è la permagricultura

Forse ne hai sentito parlare e ti sei chiesto cos’è la permacultura?

La definizione di Permacultura che leggiamo su Wikipedia è la seguente: “è un insieme di pratiche mirate per progettare e gestire paesaggi antropizzati che soddisfino i bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali.

Il temine è formato dalla contrazione della definizione “Permanent agriculture”.

Il significato di permagricultura in  italiano è “Agricoltura permanente” o anche “Cultura della permanenza”. In italiano la si è volutamente tradotta in “Permacultura” anziché in “Permacoltura” proprio per sottolineare il fatto che non si riferisce solamente alle colture agricole ma che si tratta di una cultura, un metodo progettuale.

Il fine è quello di realizzare un sistema di produzione agricola che si autorigenera, rendendo permanente il sistema stesso, senza la necessità di apportare energie dall’esterno che lo renderebbero in mancanza di queste- vulnerabile e suscettibile di termine.

Si parte dalla osservazione dei meccanismi propri della natura, dove gli equilibri fra i vari sistemi vengono regolati da metodi consolidati da milioni di anni, per poi riprodurli il più fedelmente possibile, nei territori interessati alla presenza dell’uomo.

L’agricoltura, nei tempi passati, ha seguìto quasi per necessità questo approccio, che si è poi perduto con l’introduzione della meccanizzazione e dell’uso di sostanze chimiche di sintesi, cercando di piegare la natura verso una maggiore produttività. Questo ha però snaturato e spezzato gli equilibri fra i vari sistemi producendo, sul lungo periodo, effetti negativi sia sugli ambienti che sui prodotti finali.

Negli anni settanta del secolo scorso Bill Mollisone e David Holmgren iniziarono a svilupparne il concetto. I principi che regolano la permagricultura sono molti, e tutti di eguale importanza. Per esigenze di brevità ci permettiamo di riassumerli.

  • Innanzitutto, osservare il territorio su cui dobbiamo intervenire, ottimizzando la presenza umana e riducendo al minimo l’uso della tecnologia e delle risorse non rinnovabili.
  • Conservare l’energia, non solo quella propriamente detta (calore, acqua) ma intendendo tutto ciò che può essere immagazzinato e riutilizzato, come cibo, alberi, semi.
  • Non produrre rifiuti, accertandosi che tutto quello che viene prodotto dai vari sistemi deve essere utile e riutilizzabile da altri sistemi. (ad esempio la pollina prodotta dal pollaio è utile all’orto come fertilizzante). Non produrre nulla che non sia riutilizzabile.
  • Integrare ogni elemento con gli altri sistemi in modo che si sostengano reciprocamente.
  • Prediligere sistemi piccoli e lenti. Sono più facili da mantenere rispetto a quelli grandi e veloci, le risorse vengono gestite meglio e la produzione è più sostenibile per il territorio.

La permacultura non è quindi una semplice pratica di coltivazione ma un vero e proprio sistema di conservazione dell’ambiente antropizzato che va dalla casa (o il villaggio) fino alle aree più selvagge passando per i magazzini, l’aia, i campi coltivati, il bosco.

Prevede una progettazione attenta di tutti i sistemi e le loro interazioni, riducendo al minimo, o meglio, eliminando sprechi e disequilibri.

Mi viene in mente l’uso dell’energia solare. Oggi la immaginiamo subito come utilizzo di pannelli per produrre energia elettrica, accompagnati da accumulatori, inverter, centraline di controllo e quant’altro, quando invece la progettazione di una casa, magari in paglia o in legno, orientata in modo opportuno e con vetrate ed intercapedini che sfruttano la luce solare ed il passaggio dell’aria, può farci sfruttare al meglio ed in modo passivo l’energia solare, senza l’uso di ulteriori infrastrutture che, nel lungo termine, portano a costi per la manutenzione e produzione di rifiuti speciali.

I forni solari sono un altro interessante modello di utilizzo passivo dell’energia che ci viene dal sole.

Nel mondo la permacultura ha molti esempi. In Africa per dirne una, ha permesso la realizzazione di villaggi autosufficienti, migliorando di molto le condizioni degli abitanti e prodotto numerosi posti di lavoro.

In Italia esistono associazioni che se ne occupano come l’Accademia italiana di Permacultura o l’Istituto italiano di Permacultura.

Testi per iniziare e per approfondire; libri sulla permacultura:

  • Introduzione alla Permacultura” di Bill Mollison e Reny Mia Slay, ed. Terra Nuova Edizioni, 2007.
  • Permacultura” di David Holgrem, ed. Il Filo Verde di Arianna, 2013.
  • Guida Pratica alla Permacultura” di Sepp Holzer, ed. Il Filo verde di Arianna, 2013.
  • L’Orto-Giardino di Gaia” di Toby Hemnway, ed. Il Filo verde di Arianna, 2015.
  • Permacultura per l’Orto e il Giardino” di Margit Rusch. ed. Terra nuova edizioni, 2014.
  • Ultimo ma non ultimo, il manuale di progettazione: “Permaculture: A designer’s Manual”
    di Bill Mollison e Reny Mia Slay, ed. Tagari Publications, 1988.

Credo sia utile approfondire la conoscenza di questo approccio olistico alla produzione agricola, un metodo che non fa altro che utilizzare, senza snaturare, ciò che la natura ha sempre fatto, per ottenere dalla terra i migliori frutti. Di pianeta ne abbiamo uno solo, utilizziamolo al meglio.

Grazie a Fabio :: https://www.tornoincampagna.it/ ::

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